Archivio mensile:novembre 2014

I fondamenti volatili (1)

Nelle suburbie a volte scorreva una cancerizzata vasella. Di cosa fosse fatta e perché fosse lì mistero ma niente impediva a tutti di parlarne, sperticati. Allora. Com’è che se ne disse tanto. Com’è che, pensa, queste questioni volatili continuarono a presentarsi: la grazia che massacra i piccoli delle periferie ad esempio. Tutte le maledizioni volte a dei sottili e inoffensivi come lumachelle o effimere; non si capisce cos’avessero che potesse offendere, ma ogni donna ama un fascista.

E allora vieni a prenderti il pomeriggio levantino nel prato dietro ai casali o nei fossati di Roma, tra le ortichette e l’erba menta, le spiagge luride dentro i recinti arancioni – una plastica – vieni qui tra le mie per sempre braccia a confluirmi vibrante ché io sono quello che ti percorre e ti terrà ferma come ti piantasse nel fluido prenderti per sé magnificato bellissimo adatto, anche solo favoloso, presente ora con tutto quello che ha.

Mio fascista : vogliamo : un posto dove la vita si celebri molto vicina alla morte, che c’è interscambio. La nostra leggenda nasce proprio dove queste due si incontrano e viaggia miglia nei boschi della neve per fermarsi davanti a un Castello, chiedersi chi ci abiti e prevederne altre da fare per rifondare il proprio. Lo vedi poco dopo, poeta per l’inverno: la sua costruzione includa rimozioni importanti, casacce state là per nessun motivo, scavi e poi davanti a noi apparisca il mondo così come l’abbiamo nominato.

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