Archivio mensile:luglio 2014

Perché (6)

Le piacevano i film dove sembrava indispensabile andare a morire, o che qualcosa ci andasse, come dovessero spalancarle un segreto. A vederla dentro con una semplicità primeva senza nascondere nulla dell’impotenza di sé, finalmente sconfitta nel suo abitino vieux jeu e in fiera dissociazione, ma per un pezzo intera. Mostra tutto il suo perdere come la persona distesa che aspetta che i muri la mangino e intanto diventa una proiettato enorme, con tutta la luce del suo buio.

A lungo mi sono chiesta quale fede ci fosse a giustificare quel dolore. A me è sempre sembrato enorme stare lì ferma a buttare fuori liquidi, siero, roba in degenerazione, marcita con attorno noi a sentirne l’odore e a valutarne la consistenza. Quei film hanno a che fare con una rinuncia mendicante che sembra necessaria alla Cura, la Cura aggancia ogni cella senza soluzione di continuità, il mondo forse prende la forma di simultanee decostruzione e costruzione di pieghe e così quel dolore (ma è dolore lì? o è solo il mio?) si svolge.

Carlotta e l’Ingegnere organizzano il giardino d’inverno e quello dei semplici studiando i corsi d’acqua dell’appezzamento e la tenuta dei pendii e la disposizione del boschetto, ne tracciano i confini, gli ingombri e i livelli con l’attenzione di chi vuole che le cose abbiano luogo; e nell’ intanto Edoardottilia sta in bilico sul guscio-barchetta che la porta in fondo al lago con un bambino inventato vero tra le braccia malferme in mezzo al centro dei fuochi dell’Artificio.