Archivio mensile:dicembre 2013

Quali stanze (5)

Ce n’era una nella quale credeva non sarebbe mai potuta ritornare, che era quella da cui era scappata molto presto di mattina con più salti in più vuoti ed un biglietto di sola andata. Era la stanza normale. Si commerciava con gli altri per viverci, e lì al Castello dopo vari tentativi di costruzioni cooperative agricole turismo culturale aggregarsi filantropo salute mentale ci si era dovuti spostare fuori dalle mura. La famiglia nel suo vortice impersonale aveva altri progetti, anche biechi. Ci si dava da fare dentro per continuare a farne parte anche se da lei mai nessuno era stato cacciato, nemmeno i disertori, è questo un suo segreto. Allora vicini alle mura, con qualche problema di visite amene alla  montagna.

Questa stanza inquietante aveva il perimetro della prima casa pensata aumentato di un’aula. Un corridoio lungo affacciato alla porta che dà sulla strada di una cittadina in periferia di Verona, corridoio vuoto freddo pulito illuminato la sera da luci di cortesia. Mancavano le mensole mancavano le tende, la stanza non era mai stata finita e ma questo non le impediva di funzionare stanzialmente : e in lei ognuno aveva avuto i natali e le comunioni, le indicazioni all’entrata nel ruolo, le rappresentazioni della tristezza, del meschino, della grande autorità dell’ipocrisia  e poi la copertura della gentilezza, poi il temporale asciutto dell’ira, i suoi segnali soprattutto, e poi quel filo teso e finissimo dell’attenzione alla risposta da dare per mantenere tutto in equilibrio.

E lì si era dato e formato anche l’amore, che sembrava spostato altrove quando l’hai lasciata, sbattendo la porta senza fare rumore. Eppoi molte volte la testa sul muro: vedertici ritornare, in quel luogo – per cui non hai comprato nessun biglietto –  bloccato di una storia che pensavi svolta  e entrare proprio nella stanza coi tuoi piedi e le tue scarpe vecchie e i vestiti riciclati, con i capelli che ti tagli da sola usando la forbicina per le unghie di tua nonna e tutte le splendenti scelte della libertà e della poesia, ti fa sentire inconsistente, buggerata da te e matta.