Archivio mensile:ottobre 2013

Quali stanze (4)

Una centrale sembra abitata da Silviamaria che ha eletto il luogo lì a rompicuore precario e l’ha arredato con le cose che potevano bastare: niente, ma una cosa per tracciare, la finestra senza tende e un bottiglino. Il tracciato era sui muri, fantasmi. Un prendeva per sé le linee lunghe nere sull’intonacato e disegnava a pelle i contorni di corpi fissati sbagliati e li tormentava a tracce tinte e ripetenti svolto un compito di restituzione del potuto o comunque una competenza di acquisizione di forme in altre. Altre tracce nella canzone del sentimento esposto, lettera, dentro altre stanze mai centrate. Una corrispondenza infinita e personale tra enti poco adatti a riempire ruoli il cui punto d’incontro è un vertice illuso e lontanissimo e pregato restasse così.

Quanto avrebbe pagato la libertà di quella stanza centrale mal voluta integra e la finestra che manda luce tutta la notte dalle colline indifferentemente abitate e anche solo colline spoglie con l’inverno e poi su su più ciccette quando poteva l’estate non lo sapeva ma : il Castello era lì e il mondo sostenuto da fondamenta invisibili per base alle grosse mura di recinto, dalla piazzola semichiusa dov’erano stati posati i gerani che morirono alti ma vicini al portone dell’entrare che dà sul cortile primo, da una scaletta a sinistra per le stanze del guardiano e da una chiesuola a destra per i matrimoni d’amore, poi da altre porte traverse e dal granaio.

Era tutto lì, catapecchia dell’essere, poco capito ma illustre fondaco, con le sue piagne sberle e il saper usare che assiema certe opere di dio (sulla scaletta a sinistra) e rende tutto già dato e senza frequenza propria malcreato, solo per finta proprio e invece: dritti avanti sull’acciottolato verso il secondo cortile con la vigna ma prima sulla destra le scale per il piano nobile e geometrie di studioli e via via intercapedini, sgabuzzini, zone del pranzo, accessorie, cantine e nel bottiglino c’era un Cognac.