Archivio mensile:agosto 2013

Quali stanze (3)

La stanza dei bambini compare dal niente. E’ piena di roba bianca. C’è lì impilata la cotonina dei portenfant e mille panni una luce nuova, ora  i dischi sono in soffitta e  la chitarra e il tecnigrafo. Al centro preciso del Castello i bambini fanno funerali in pompa magna alle lucertole e si prendono tutto il tempo. Il gioco non sembra mai smettere, ribaltati su tappetone con sensazionali e perfettissimi aggeggi colorati santi rigurgiti e buona puzza di cacca, oggi hanno costruito l’altare del dio provvisorio. C’è fermento.

Questa nuova definizione del centro ci sposta e quando vengono portati in piscina non piangiamo. Si beve si fuma quasi liberati emerge anche qualche argomento fertile antico e ma l’argomento ha un sapore strano, sembra rassegnato come uno sforzo evolutivo messo nei compiti e alla fine: i bambini ci mancano, la letteratura inglese e i cccp hanno preso una brutta piega – la faccia sbalordita di uno che si è appoggiato alla mensola che pencolava ma la credeva fissa.

Non sanno più cosa fare finché non arrivano le mamme. Tutto torna a sbrindolare. Niente è mai stato così importante qui  penso ora mentre mi siedo più distante e  giro le pagine di un libro immaginato sui castelli e sulla loro costruzione; dalla vecchia sdraio poco perfetta sottolineo qualcosa che mi pare significativo e sono in corrispondenza dell’ala della casa delle dipendenze che nel sogno è distrutta. Il Signore delle mosche a una ventina di metri che  mi guarda le spalle e piega grembiulini.