Archivio mensile:giugno 2013

Quali stanze (2)

Quelle da mangiare: la cucina grande e il tavolo lungo con le panche. Rami. Appena arrivati non si poteva tagliare la cipolla da seduti, l’ho già detto, c’era da far da mangiare tutti quanti perché doveva essere collettiva ma da seduti no. Stare in piedi a tagliare le cipolle, ingozzare le oche, zappare l’orto, e in piedi seminare il campo e spaccare le ossa alle galline e pulire la merda delle mucche, seduti si può mungerle, ecco, fare due punti e allattare un bambino, ma tagliare le cipolle farlo in piedi. Allora a noi che mancava questa presa di coscienza del saperci fare con le cose che si tagliano venivano somministrati pistolotti, come in caserma. Ma noi, che ci eravamo progettati fuori dalle molecole degli ordini sapevamo: rispondere, ma quando mi hai arruolato?

Quindi una dialettica preimpostata ma possibile, fino da Pazienza e dopo Groucho e una tromba sensibile, le stanze da letto.

Ci si arrivava dopo una torta all’hashish e la Maria inquietava. Le mura spesse di mezzanotte, i mobiletti antichi senza valor d’uso piegati sotto lampadine flebili, i simboli inchiodati o poco accosti e le altre cose scostanti e nobili affogate in quasi secoli, librini, timbri, cornici, monetine, quadretti, scrivanie e forse gli inchiostri, ma sicuramente lenzuola e copriletti per il dormire, brocche smaltate e i ciondoli nel bagno annesso con gli asciugamani buoni, fiori secchi senz’altro. C’era però da parlare prima di sganciarsi: tutta la notte prima irrompe piano e dice:

non ti ho ancora detto, qualcosa di importante, mi pareva di morire, mi è parso di farlo, era un attacco di tutti contro me che tacevo, e poi sono stata così male, non posso parlare, c’è un amore segreto. Ero io quell’amore, come squarciasse un velo, e quindi a lungo nel buio delle spente, sotto le coperte ben rimboccate per non dare a pensare, lunghissime questioni su cosa fosse giusto fare, dire poteva porre ostacoli e trasformare le amicizie in franate dighe, tutto quello che sapeva dire dire in quella bella notte le balenò dal cuore cuore qualunque cosa fosse per lei era lei stessa presa nel letto in confessione d’amore e non capace di restituire niente alla dichiarazione che le esplodeva , parve, davanti.

Poi invece no, al mattino ritornando si trattava di un altro. Era stato uno scambio di persona, ‘mormio, pur sempre maschere in quelle stanze siamo.