Quali stanze (1)

Nel settore più lontano dall’ entrata per lunga altezza per molte rampe di scale dure e pianerottoli ciechi  messa di traverso come non c’entrasse e profondamente esclusa – priva di finestre (ma forse erano basse) – c’era la grande soffitta o Granar.

Non del dolore dei bauli :  a cose accatastate e nemmeno quelle importanti  in poco si sono fatte sature mal chiuse, queste scatole sceme che allungarle in fila alla parete corta come le case sembrava di fare il  paesaggio :  piuttosto della lontananza tra l’oggetto ospite e chi ci va a guardare mettendo le mani nei cassetti, caricando furgoni a mezzestate o scrivendo opuscoli sul diluvio universale.

Perché quella lontananza è maestosa nel suo privar-di-sé, e ci sembra possa cadere qualunque cosa anche subito nello stanzone sotto il tetto e le travi, passata la ribalta, a destra delle lampade a nappe. Sarebbe quel cadere  una cosa fenomenale, e indecorosa, come un posto dimenticato dai fatti sorgivi, e accantonato, di cui non si conosca – a volte appena un po’ e questo è spaventevole – quanta fatica nell’ inventarlo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: