Cosa c’era dentro (3)

In seguito ad un errore commesso in  una vita precedente venne reincarnato in un corpo di donna. Era così posta a sinistra perché a sinistra c’è corona/assenza di corona, zanne/assenza di zanne, occhio piccolo/occhio grande, la parte sporca preferibilmente messa accanto al pilastro di cucina. Non sempre e cosa c’era dentro confondeva un po’. Loro si ingegnavano a capirci qualcosa, e partivano dai comportamenti di mezza sera.

Quando in realtà sarebbe stato meglio insinuarsi verso mezzogiorno, invitati a pranzo, con una situazione di attesa formale, un pacchettino per dono, mica la statua del dio, o una bottiglia ufficiosa buona, mica quel brolettino. E in realtà non avrebbero più più dovuto guardarci dentro:  in seguito a svariati errori commessi in una vita precedente tutto sarebbe tornato a far penare come l’amore non corrisposto che aiuta la solitudine narcisa e non solo diventava legge di relazione, il sesso sbagliando mascheramenti in conforto, la mente elaboratissima a prevedere ogni pensiero riposto fino alla vivisezione sottile di un respiro, un contorno.

Ma quel giorno il Guardiano della Porta pativa una fatica austera e aveva bisogno che le cose scorressero nella direzione che prendevano perché mai nessuno gli aveva tolto la promessa del mondo, grasso era, e donna, e mancino, e senza penne, e buddha, e fin scontrosa, quindi non si sovvenne. Che il dolore sarebbe tornato tutto, come un secondamento, la vecchia placenta collosa del nonnato bambino.

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