Cosa c’era dentro (2)

Molto lavoro antico. Non è dato sapere il lavoro di chi. Ma certo qualcuno aveva assoldato qualcuno che sapeva pensare la costruzione di una casaforte, e già è un multistrato, una pianificazione di risorse. E chi l’aveva desiderato?

Forse un Fitzcarraldo, o era nel progetto comunale? L’investimento di un guelfo, una signoria sbiadita o potenziantesi, o forse solo la seconda casa della vecchia magnate travestita da fortino in assortimento con le altre lì lungo il Taro? La sua vecchia storia la lasciarono spandere, come accartocciata nei documenti spenti (rinvigoriti a scelta dallo scritturato di turno), come assente dopo certo tempo reale dalle geografie dello staterello diviso. Costruivano puzzle differenziali i loro cari anziani.

Certo dentro per ovvia cosa bisognava entrare. E per questo andare a cercarne le porte. E le porte delle cose hanno sempre dei guardiani. Sono due e stabiliscono le modalità di accesso. Uno è femmina, capisce il livello del sogno e dà l’energia a quanto si deve fare; e l’altro è maschio, si attiene e riverbera la legge di penetrazione.

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