Come arrivavano in questo luogo (7)

Per molte volte il mondo sarà rappresentato attraverso cose. Il legame le ha inventate cucite e corrose. E’ lì che tutto impresta il senso e lo conduce passabilmente a traverso gli universi erosi. Ed erosa ero grassa di quello spostamento che noi in quel posto in quel momento soccorreva, che ne avevamo il tempo, che si restava sospese. Noi partecipavamo ai fatti a latere , sempre invocando ragioni ordaliche e a causa dell’imbroglio ci tiravamo fuori, eravamo anche buoni a farci eroi di un cambiamento indifferente. E mai per calcolo ma per caduta avvenne: dovevamo costruirne una comune, c’era chi aveva ben chiari tutti i ruoli, si studiava per l’opera futura – sfatto l’onore sfatta la faccia venne – allontanati in modo vario i genitori accorpando le cose che lasciavano a una visione che doveva rendere. Felici. Tutti i nostri amici.

Vecchia bagascia vecchio porco dorme, mio nonno è un chiodo che ha saputo mietere e tu? Arrivi qui che non è l’ora, dormi sulla panca dura e non hai paura di niente come se ti appartenesse cosa? Sei senza cose e anche la benzina ti divora e viaggi male con diecimila sottopelle in questa banca che conforma e arruola. La libertà di non arrivare in questo luogo è inspendibile. Non guadagneremo niente se devieremo per qualcosa dove andare pare poco e dove la fatica non si vende ma non conoscevano nessuno ancora che non fosse arrivato sin qui. Deprimente e logico davanti a loro il Castello apparì.

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